Sulla serie M, il figlio del secolo
Viene riproposta in televisione
la serie M, il figlio del secolo, tratta dal romanzo di Antonio Scurati, una serie già molto
apprezzata a suo tempo dalla maggioranza dei commentatori, e tuttavia duramente
criticata da una minoranza. Faccio parte di questa minoranza e ribadisco
che non riesco a capire come si possa
apprezzare una simile ricostruzione delle origini del fascismo. A parte gli
svarioni storici (che non è
poco…) denunciati da Giordano Bruno
Guerri, faccio fatica ad accettare l’immagine
macchiettistica, caricaturale di Mussolini e nell’insieme la banalizzazione del
fascismo. Altrettanto inaccettabile, perché incomprensibile, il passaggio improvviso dal tono suddetto
ad uno splatter di infimo ordine, con violenza da macelleria e sangue che
sprizza da tutte le parti. A che serva un’opera così, priva di una
seria ricostruzione storica, proprio non saprei. Ho sentito lo sceneggiatore Bises dire che in
Mussolini si è voluto rappresentare il tipico
italiano, vile ed opportunista, ben personificato nel cinema da Alberto Sordi. Allora, per chi
non lo sapesse, ricordo che fascisti e neofascisti hanno sempre detestato
Alberto Sordi, indicato come un modello
assolutamente negativo, l’italiano da eliminare, proprio perché vile ed
opportunista, l’italiano “in pantofole”
e del “tengo famiglia”. Dunque anche in questo caso direi a Bises che hanno
rappresentato Mussolini secondo una loro idea, sbagliata, non corrispondente
alla realtà storica.
Quanto a Scurati, che ha avallato l’operazione,
lo ritengo un mediocre suggestionato, suppongo, dal regista (Wright) e da chissà chi
altro, visto che la ricostruzione della serie non corrisponde pienamente
alla parte documentata del romanzo, dove
gli elementi storici per comprendere le origini del fascismo ci sono, senza
doverle ridurre ad una specie di barzelletta.
Nemmeno mi è piaciuta la
scelta teatrale dei cosiddetti “a parte”,
ovvero i momenti in cui Mussolini si rivolge direttamente a noi spettatori
facendo anche qualche riferimento al nostro presente, una scelta invece tanto
apprezzata da tanti. Ma siamo sempre lì: non
mi piace quel Mussolini che mi sorride, ammicca e mi fa anche l’occhiolino, non
mi piace perché mi ricorda un pagliaccio e non quel personaggio tragico che
invece è stato.