Cesare spera di risolvere la situazione senza dover ricorrere alle armi
Trovandosi di fronte all’esercito pompeiano, in Spagna, Cesare, anche se sa di essere militarmente superiore, cerca di evitare lo scontro, perché questo comporterebbe sia la perdita di propri soldati sia la morte di soldati nemici (che sono pur sempre romani, trattandosi di una guerra civile).
Caesar in eam spem venerat, se sine pugna et sine vulnere suorum rem conficere posse, quod re frumentaria adversarios interclusisset (1). Cur etiam secundo proelio aliquos ex suis amitteret (2)? cur vulnerari pateretur optime de se meritos milites? cur denique fortunam periclitaretur? praesertim cum non minus esset imperatoris (3) consilio superare quam gladio. Movebatur etiam misericordia civium, quos interficiendos videbat; quibus salvis atque incolumibus (4) rem obtinere malebat. Hoc consilium Caesaris plerisque (5) non probabatur; milites vero palam inter se loquebantur, quoniam talis occasio victoriae dimitteretur (6), etiam cum vellet Caesar, se non esse pugnaturos (7). Ille in sua sententia perseverat et paulum ex eo loco degreditur, ut timorem adversariis minuat.
Cesare, Bellum civile (I, 72)
NOTE
1) Congiuntivo obliquo (si riporta il pensiero di Cesare).
2) Bisogna riconoscere il valore di questo congiuntivo (ed è lo stesso dei successivi "pateretur" e "periclitaretur").
3) Imperatoris: è un genitivo di pertinenza.
4) Quibus… incolumibus: si tratta di un ablativo assoluto senza il participio. Bisogna cercare di rendere bene in italiano.
5) Plerisque: complemento di agente (reso col dativo di agente).
6) Congiuntivo obliquo (si riporta il pensiero dei soldati).
7) Bisogna capire da quale verbo è retta questa infinitiva (e quindi, costruire bene in italiano).
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Traduzione
Cesare aveva concepito la speranza (lett.: era giunto a questa speranza) di poter risolvere la situazione senza battaglia e senza ferite (lett.: singolare) dei suoi, poiché aveva impedito ai nemici il rifornimento di viveri (al congiuntivo obliquo latino corrisponde, in italiano, l’indicativo). Perché avrebbe dovuto perdere (congiuntivo dubitativo) alcuni dei suoi in una battaglia anche favorevole? Perché avrebbe dovuto tollerare che fossero feriti dei soldati ottimamente meritevoli presso di lui (il vocabolario, alla voce merere, spiega il significato dell’espressione bene o male merere de aliquo)? Perché infine avrebbe dovuto tentare la sorte, specialmente dal momento che è proprio di un comandante vincere con l’intelligenza non meno che con le armi (lett.: con la spada)? Era mosso anche dalla compassione per i concittadini, che vedeva che dovevano essere uccisi (la traduzione è letterale: interficiendos è un gerundivo); preferiva ottenere il risultato (lett.: la cosa) lasciandoli sani e salvi (lett.: essendo questi salvi e incolumi). Questa decisione di Cesare non era approvata dai più; in verità i soldati dicevano apertamente tra di loro che, dal momento che si lasciava perdere una tale occasione di vittoria, essi non avrebbero combattuto, anche se (o: anche quando) Cesare (lo) avesse voluto (lett.: anche Cesare volendo). Quello (cioè, Cesare) persevera nella sua idea e si allontana un po’ da quel luogo, perché i nemici non abbiano paura (lett.: per diminuire la paura ai nemici).
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Approfondimenti di Italiano e Latino per studenti di scuola superiore e considerazioni occasionali sulla attualità
domenica 26 aprile 2015
Traduzione da Cesare (Bellum civile, I, 72)
Traduzione da Cesare (Bellum Gallicum, VII, 4)
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Vercingetorige dà inizio alla rivolta Vercingetorix,
Celtilli filius, Arvernus, cuius pater principatum Galliae totius obtinuerat
et ob eam causam, quod (1) regnum appetebat, ab civitate erat interfectus,
convocatis suis clientibus (2) facile incendit. Cognito eius consilio (3), ad
arma concurritur. Prohibetur ab Gobannitione (4), patruo suo, reliquisque
principibus, qui hanc temptandam fortunam non existimabant; expellitur ex
oppido Gergovia (5); non desistit tamen atque in agris habet dilectum (6)
egentium ac perditorum. Hac coacta manu, quoscumque adit ex civitate ad suam
sententiam perducit; hortatur ut communis libertatis causa arma capiant,
magnisque (7) coactis copiis adversarios suos, a quibus paulo ante erat
eiectus, expellit ex civitate. Rex ab suis appellatur. Dimittit quoque versus
(8) legationes; obtestatur (9) ut in fide maneant. Cesare, Bellum
Gallicum (VII, 4) NOTE 1. introduce un proposizione
"esplicativa", cioè che spiega quel "causam" che
precede. 2. il cliens è
qualcuno che si mette sotto la protezione di un potente, quindi un
"fedele", un "seguace". 3. il consilium è
appunto quello di ribellarsi ai Romani. 4. Gobannitio-tionis = Gobannizione, zio di
Vercingetorìge. 5. Gergovia, capitale degli Arverni. 6. Habere dilectum = lett. "fare un
arruolamento", "indire una leva"; quindi, meglio, arruolare. 7. bisogna capire che cosa sta
coordinando il "que". 8. quoque versus = in ogni direzione. 9. c'è un complemento oggetto
sottinteso (che è poi il soggetto sottinteso del successivo maneant),
e sono le popolazioni galliche con cui Vercingetorìge prende contatto.
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Traduzione
Vercingetorìge,
figlio di Celtillo, Arverno (e non "Averno", che vuol dire
"inferno"), il cui padre aveva avuto l’egemonia su tutta la Gallia
(lett.: aveva ottenuto il principato di tutta la Gallia), e per
questa ragione, (cioè) perché voleva diventare re (lett.: aspirava al
regno), era stato ucciso dalla popolazione (o "tribù", come
si è detto più volte; non "città", "cittadinanza",
"cittadini"), convocati i propri seguaci, facilmente li
infiamma (cioè, li entusiasma; quindi, anche "eccita", ma non
"incita", né "provoca"; e nemmeno "incendia",
che si usa in riferimento a cose, non a persone). Conosciuto il suo
piano, si corre alle armi (concurritur è, ovviamente, impersonale;
trattandosi di un verbo intransitivo, solo con questo valore può esistere la
forma passiva). Viene avversato (lett.: frenato, trattenuto)
da Gobannizione, suo zio, e dagli altri capi che ritenevano che non si
dovesse correre questo rischio (lett.: da non tentarsi questa sorte);
viene cacciato dalla città di Gergovia; tuttavia non desiste e nelle campagne
arruola (lett.: fa un arruolamento di) (uomini) bisognosi e
disperati. Messa insieme questa schiera, porta dalla sua parte (lett.: induce
alla sua opinione) tutti quelli che incontra della (sua) popolazione;
(li) esorta a prendere le armi per la comune libertà e, radunate grandi
truppe, espelle dalla popolazione i suoi avversari, dai quali poco prima era
stato cacciato. Viene acclamato (lett.: chiamato) re dai suoi.
Manda ambascerie in ogni direzione; implora che (gli) siano leali
(lett.: rimangano in fedeltà, lealtà). P.S.: Tutti
i verbi della narrazione sono al presente (storico). Non mi piace (come ho
detto più volte) che vengano resi con dei passati remoti, visto che anche
nella lingua italiana si usa (ed anzi è più bello) il presente storico. Meno
ancora mi piace l'alternanza di presenti e passati remoti, anzi, la trovo una
scelta incoerente e incomprensibile, propria di chi non riconosce le forme
verbali latine e non ha orecchio per la lingua italiana |
Traduzione da Cesare (Bellum Gallicum, IV, 27)
Traduzione da Cesare (Bellum Gallicum, IV, 24)
Sbarco dei Romani in Britannia
Durante la guerra di Gallia, Cesare organizza una spedizione in Britannia. Qui siamo nel momento in cui i Romani sono arrivati con la flotta e tentano di sbarcare; ma i Britanni (che Cesare chiama "barbari") si sono concentrati sulla costa e stanno impedendo lo sbarco.
Caesar naves longas (1), quarum et species erat barbaris inusitatior et motus ad usum expeditior, remis incitari et ad latus apertum (2) hostium constitui, atque inde fundis, sagittis, tormentis hostes propelli ac submoveri iussit: quae res magno usui (3) nostris fuit. Nam et navium figura et remorum motu et inusitato genere tormentorum permoti, barbari constiterunt ac paulum pedem rettulerunt. At nostris militibus cunctantibus, maxime propter altitudinem maris, qui (4) decimae legionis aquilam (5) ferebat, obtestatus deos ut ea res legioni feliciter eveniret, "Desilite - inquit - commilitones, nisi vultis aquilam hostibus prodere". Hoc cum voce magna dixisset, se ex navi proiecit atque in hostes aquilam ferre coepit. Tum nostri, ne tantum dedecus admitteretur, universi ex navi desiluerunt.
Cesare, De bello Gallico (IV, 24)
NOTE
1) "Navi da guerra"
2) Il lato scoperto era il "destro", quello non difeso dallo scudo.
3) Magno usui è un dativo di effetto (cioè, indica l'effetto che l'azione produce).
4) Questo pronome relativo non ha un termine a cui si riferisce; il che vuol dire che è sottinteso un pronome dimostrativo (ille, is) nello stesso caso e genere.
5) L’aquila è il simbolo della legione; perderla in battaglia, farsela prendere dai nemici, è grande disonore.
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Traduzione
Cesare comandò (iussit è il verbo della principale e regge tutta la serie di infinitive che precede; nella traduzione basta metterlo all'inizio, non c'è alcun bisogno di ripeterlo più volte) che le navi da guerra, di cui sia l'aspetto era piuttosto inusuale (inusitatior è un comparativo assoluto) per i barbari sia il movimento (era) più agile per la manovra (lett.: per l'uso, per l'impiego), fossero spinte a forza di remi (lett.: con i remi) e fossero collocate verso il fianco scoperto dei nemici e di lì (inde) i nemici fossero respinti e sbaragliati con fionde, giavellotti e macchine da guerra (macchine per lanciare proiettili): e questa iniziativa (lett.: questa cosa) fu di grande utilità per i nostri. Infatti sconvolti sia dall'aspetto delle navi, sia dal movimento dei remi, sia dall'inusuale genere di macchine da guerra, i barbari si fermarono e un po' indietreggiarono (pedem referre significa ritirarsi, indietreggiare). Ma poichè i nostri soldati esitavano (ablativo assoluto che si rende bene con una causale), soprattutto a causa della profondità del mare, colui che portava l'aquila (l'alfiere) della decima legione, dopo aver supplicato (obtestatus è un participio passato: perché tradurlo "supplicò", come se fosse il verbo della principale?) gli dei perché quell'impresa (lett.: quella cosa) riuscisse felicemente per la legione, disse: "Saltate giù, commilitoni, se non volete consegnare l'aquila ai nemici". Avendo detto ciò (è un cum più il congiuntivo: perché tradurlo "disse ciò"?) ad alta voce, si gettò dalla nave e cominciò a portare l'aquila contro i nemici. Allora i nostri, perchè non si consentisse (lett.: non fosse ammesso) un così grande disonore, si gettarono tutti quanti dalla nave.
P.S.: In particolare per i primi due periodi (ma non solo) ho trovato delle traduzioni eccessivamente libere (si parla di "azionare" fionde, ecc., di "costringere" i nemici alla ritirata, ecc.: tutte espressioni che non ci sono nel testo), che a volte nemmeno stanno in piedi in italiano; in ogni caso non capisco da dove provengano e perché siano state adottate, visto che la traduzione letterale funziona perfettamente in italiano.
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Traduzione da Cesare (Bellum Gallicum, I, 7)
Cesare nega agli Elvezi il permesso di attraversare la provincia
Ubi de eius (1) adventu Helvetii certiores facti sunt, legatos ad eum mittunt nobilissimos civitatis - cuius (2) legationis Nammeius et Verucloetius principem locum obtinebant - qui dicerent sibi esse in animo sine ullo maleficio iter per provinciam (3) facere (4), propterea quod aliud iter haberent (5) nullum; rogant ut eius voluntate id sibi facere (6) liceat. Caesar, quod memoria tenebat L. Cassium consulem occisum (7) exercitumque eius ab Helvetiis pulsum et sub iugum missum, concedendum (8) non putabat; neque homines inimico animo, data facultate per provinciam itineris faciendi, temperaturos (9) ab iniuria et maleficio existimabat. Tamen, ut spatium intercedere posset, dum milites, quos imperaverat (10), convenirent (11), legatis respondit diem se ad deliberandum sumpturum.
Cesare, Bellum Gallicum (I, 7)
NOTE
1) Si riferisce a Cesare (come il successivo “eum”).
2) L’inciso è separato dal resto del periodo, dunque è bene considerare “cuius” un nesso relativo.
3) La “provincia” è la parte meridionale della Gallia (oggi Provenza), così chiamata perché, al tempo della spedizione di Cesare, era già una “provincia” romana.
4) E’ un infinito sostantivato e funge da soggetto della proposizione che ha per verbo “esse”.
5) Congiuntivo obliquo.
6) E’ un infinito sostantivato e funge da soggetto della proposizione che ha per verbo “liceat”.
7) Sottinteso “esse” (come per i successivi “pulsum”, “missum”).
8) Sottinteso “esse”.
9) Sottinteso “esse” (come per il successivo “sumpturum”).
10) Imperare = reclutare
11) E’ retto dalla congiunzione subordinante “dum” (che va intesa bene e tradotta bene in italiano).
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Traduzione
Non appena gli Elvezi furono informati del suo arrivo (certior fio = sono informato), gli inviarono (mittunt è un presente storico) come ambasciatori i più nobili (nobilissimos, superlativo relativo e non assoluto, è il complemento oggetto; legatos è il predicativo dell’oggetto) della popolazione (questo significa civitas in Cesare, come vi ho già detto) – e di questa ambasceria erano a capo (lett.: occupavano la posizione principale) Nammeio e Veruclezio – affinché dicessero (qui dicerent è una relativa finale) che loro avevano intenzione (lett.: a loro era in animo) di attraversare la provincia (lett.: fare il percorso attraverso la provincia; brutto "fare il viaggio", inaccettabile "fare un viaggio") senza (recare) alcun danno, dal momento che non avevano nessun’altra strada. Cesare, poiché (quod è la congiunzione causale; se ci fosse il pronome relativo, sarebbe qui) si ricordava che (quelle che seguono sono proposizioni infinitive) il console L. Cassio era stato ucciso e il suo esercito era stato sconfitto e fatto passare sotto il giogo dagli Elvezi, non pensava di doverglielo concedere; e non credeva (neque... existimabat è la principale) che uomini (o anche “degli” o “quegli” uomini, con riferimento agli Elvezi; se si dice “gli” uomini, non si capisce a chi ci si riferisce) di animo ostile si sarebbero astenuti dal (recare) offese e danni, una volta concesso il permesso di attraversare la provincia (lett.: di fare il percorso attraverso la provincia).
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