Affrontare i malanni
In questa fase della
mia vita mi viene in mente un passo tratto dai Fatti e detti memorabili
di Valerio Massimo (precisamente VII, 2, ext. 2), laddove è
riportato un aneddoto attribuito a Solone,
il quale, volendo consolare un amico gravemente afflitto (graviter maerentem), lo esorta a smettere di piangere come se
fossero solo suoi i malanni che invece sono propri di tutti gli uomini di tutte
le generazioni (mitte mortalium incommoda
tamquam propria deflere). Quindi dice: “Si in unum locum cuncti mala sua
contulissent, futurum ut propria deportare domum quam ex communi miseriarum
acervo portionem suam ferre mallent”. E cioè: se tutti avessero
portato i propri malanni in un unico luogo, preferirebbero riportare a casa i
propri piuttosto che prendere la propria quota (a caso) dal mucchio comune
delle sofferenze.
Certo, questa è una
bella verità, ma dipende anche dalla gravità dei mali che si portano nel
mucchio, per cui non escluderei che qualcuno potrebbe preferire una quota a
caso piuttosto che riprendersi i propri.
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