martedì 31 marzo 2026

DELMASTRO E LA "LEGGEREZZA"


Delmastro è stato “leggero” ?


La presidente del consiglio Meloni, non solo prima ma anche dopo il referendum, quando ha invitato il sottosegretario alla giustizia Delmastro a dare le dimissioni, ha detto che si era comportato con “leggerezza associandosi in un’impresa commerciale con la figlia appena maggiorenne di un noto prestanome di un altrettanto noto clan camorristico. Il dimissionario Delmastro si è giustificato dicendo che non sapeva che la ragazza appena maggiorenne con cui si era associato fosse figlia del suddetto prestanome (e come tale condannato in via definitiva), quindi ha ammesso di essere stato “leggero”, ben felice di concordare con la premier su un termine che, in tutta evidenza, sminuiva la sua colpa. Non ha detto sono stato superficiale, avventato, incauto, sprovveduto. No, ha detto sono stato leggero.

Ebbene, se Delmastro conoscesse le Lezioni americane di Calvino, saprebbe che ce n’è una dedicata proprio alla “leggerezza”. Ma la leggerezza di cui parla Calvino è una condizione privilegiata, una virtù, un obiettivo non alla portata di tutti: è quella di Cavalcanti che, “come colui che leggerissimo era”, con un salto sopra una pietra tombale si libera di una brigata che lo stava importunando; è la leggerezza di Emily Dickinson che si sente lei stessa quella rosa che descrive con un linguaggio di rarefatta consistenza ed è la leggerezza di Leopardi che, ogni volta che descrive l’apparizione della luna, “toglie al linguaggio ogni peso fino a farlo assomigliare alla luce lunare”.

No, Delmastro non è stato leggero. E’ stato pesante, in questa occasione come in altre precedenti. E’ una pesantezza che appartiene alla sua natura e che non ha niente a che vedere con la leggerezza – comunque la si voglia interpretare.