“Sì” o “no” al referendum?
Alcuni amici chiedono
il mio parere sul voto al referendum
che si terrà il 22 e 23 marzo prossimi. Per quanto io non sia un esperto
della materia oggetto del referendum, mi sono informato e dunque prima di tutto
cercherò di spiegare, nella maniera più chiara e sintetica possibile, i termini
della questione e il punto di vista degli opposti schieramenti. Quindi non
tacerò la mia opinione e la mia scelta di voto.
Si tratta del voto
sulla cosiddetta “separazione delle
carriere” fra magistratura
giudicante (i giudici) e magistratura requirente (i pubblici ministeri). In
verità non solo su questo si dirà sì o
no nello stesso referendum, ma anche sulla istituzione di due CSM (Consigli Superiori della Magistratura: uno per i giudici e uno per
i pubblici ministeri) al posto dell’unico a tutt’oggi esistente, nonché sulla
istituzione di una Alta Corte,
con la funzione di valutare i magistrati sotto l’aspetto disciplinare (funzione
finora esercitata dal CSM). Non è tutto. I componenti dei due CSM e dell’Alta
Corte disciplinare non saranno eletti,
ma sorteggiati: precisamente, i due terzi dei componenti dei due CSM saranno estratti a sorte fra tutti i
magistrati giudicanti e requirenti (sono i cosiddetti “togati”), mentre un terzo sarà estratto a sorte da un elenco
composto da avvocati c on almeno quindici anni di esercizio e professori
universitari in materie giuridiche, scelti dal Parlamento in seduta comune
(sono i cosiddetti “laici”).
Quanto all’Alta Corte, a parte i tre componenti nominati dal Presidente della
Repubblica, per i sei “togati” e per i tre “laici” vale lo stesso metodo di
sorteggio descritto sopra.
I
sostenitori del “sì” (si tratta ovviamente della
maggioranza governativa, ma ci sono anche esponenti dell’opposizione che hanno
dichiarato il loro voto per il “sì”) ritengono che la separazione delle
carriere garantisca la “terzietà”
(cioè, la imparzialità) del giudice fra accusa e difesa. Se il giudice e il PM (il pubblico ministero), che rappresenta l’accusa, hanno la stessa
formazione, appartengono allo stesso mondo, addirittura possono passare da una funzione all’altra (dalla
giudicante alla requirente e viceversa, tanto che si è parlato di “porte girevoli” e conflitti di interesse),
è conseguente che nel processo ci sia un vantaggio per l’accusa e uno svantaggio
per la difesa. Quanto al sorteggio, invece dell’elezione, dei componenti dei
due CSM e dell’Alta Corte, si tratta di una soluzione che si è resa necessaria,
visto che le precedenti elezioni erano
caratterizzate dalla lotta fra le diverse correnti interne alla magistratura,
una lotta che portava alla elezione non
dei più capaci, ma dei più fedeli alla linea della corrente. E’ infine
infondata l’accusa da parte degli oppositori che con questa riforma si mini
l’autonomia del potere giudiziario e l’azione del PM finisca per essere
indirizzata dal potere esecutivo (cioè, dal governo); accusa infondata, perché niente nella riforma modifica i
principi costituzionali che sanciscono l’autonomia della magistratura.
I
sostenitori del “no” obiettano anzitutto, a proposito
della separazione delle carriere, che gli
esiti dei processi (dove le richieste della accusa e della difesa vengono
accolte o respinte in maniera paritaria) dimostrano
ampiamente la “terzietà” del giudice, che dunque non è per niente
schiacciato sulla posizione del PM. Va inoltre ricordato che, mentre l’avvocato
difende in tutti i modi (come è giusto) l’imputato, il PM, a norma dell’articolo 358 del codice di procedura penale,
è tenuto a cercare anche le prove a favore dell’imputato e, nel caso, a
chiederne l’archiviazione o l’assoluzione. Quanto al passaggio da una funzione all’altra, a seguito della riforma
Cartabia del 2022, esso è consentito una
sola volta, entro i primi dieci anni della carriera, e per di più cambiando
regione (dunque non ci sarebbero quelle “porte girevoli” di cui parlano i
sostenitori del “sì”). Sul metodo del sorteggio per la nomina dei componenti
dei due CSM e dell’Alta Corte si fanno le seguenti osservazioni: anche se è
vero che la lotta fra le correnti ha portato a riprovevoli pratiche spartitorie
(ad esempio, per quanto riguarda le nomine dei dirigenti nei diversi uffici
giudiziari), non è per niente detto che con il sorteggio tali pratiche
vengano eliminate; e certamente il sorteggio non garantisce che siano i più
competenti e capaci a far parte dei suddetti organismi; al contrario, i
componenti “laici” sono sì sorteggiati, ma all’interno di un ristretto
elenco predisposto dal Parlamento (dove ovviamente si farà valere la
maggioranza politica esistente); e dunque tale componente, anche se
minoritaria, non potrà non incidere in maniera significativa in organismi in
cui i “togati” sono scelti in maniera assolutamente casuale. Infine, per
quanto i sostenitori del “sì” lo neghino, la
riforma sembra orientata a limitare l’autonomia della magistratura e, in
prospettiva, a fare del PM, tramite
leggi ordinarie, un esecutore dell’indirizzo politico della maggioranza
governativa.
Credo di avere elencato
i punti più importanti, anche se altre argomentazioni si potrebbero portare a
sostegno dell’una e dell’altra posizione. Aggiungo solo che il voto al referendum avrà inevitabilmente
anche un valore politico, poiché la vittoria del “sì” rafforzerà il
governo in carica, autore della riforma, la vittoria del “no” smentirà il
governo e dunque rafforzerà l’opposizione.
Io non sono neutrale,
una mia idea me la sono fatta, ho già deciso quale sarà il mio voto e lo dico chiaramente: voterò “no”.
Faccio alcune osservazioni. Sul principio della separazione delle carriere mi
trovo pienamente d’accordo con quanto sostengono gli oppositori. Non sono per
niente convinto che nella situazione attuale sia a rischio la “terzietà” del
giudice; temo invece che la separazione delle carriere punti a sottoporre il
PM al potere dell’esecutivo. Nemmeno mi piace il metodo del sorteggio per
un organismo costituzionale quale il CSM; non
mi è mai piaciuto il principio dell’uno vale uno di grillina memoria; fatto
salvo il diritto di ognuno ad aspirare alle più alte cariche, in ogni campo
ci sono i più capaci e competenti e i meno capaci e competenti. Altre osservazioni
si potrebbero fare ma mi limito a dire che trovo
deprecabile sostenere, in maniera più o meno esplicita, che con questa riforma
si porrà fine ai mali atavici della giustizia italiana, come la sua lentezza o
certe sue disfunzioni messe in evidenza da casi mediaticamente famosi (il caso
Tortora, il caso Garlasco…). La riforma in questione non incide per niente
su questi aspetti e sostenere, o
lasciare intendere, il contrario è
un modo di ingannare gli elettori. Infine, a nome di coloro che
ritengono che con questa riforma si voglia limitare il potere della
magistratura e far valere il potere della politica, vorrei chiedere al ministro della giustizia Nordio: mi
spieghi che cosa intendeva dire quando ha
detto che “la riforma fa recuperare alla
politica il suo primato costituzionale”, ed anche quando ha
detto, rivolgendosi alla segretaria del
PD, Schlein, che dovrebbe essere contenta della riforma perché gioverà anche al
centrosinistra quando un domani sarà al governo. Che cosa intendeva dire se
non che con questa riforma la
maggioranza governativa si può proteggere da eventuali indagini della
magistratura? Non vedo altra risposta diversa da questa. E non mi piace.