Sul diritto internazionale (Trump, Tucidide e il
Marchese del Grillo)
Il candidato al premio
Nobel per la pace, D. Trump, dimostrando disprezzo per il diritto
internazionale, per la Carta delle Nazioni Unite e per ogni altra conquista del
progresso civile, non solo ha ordinato il rapimento del presidente di uno
Stato straniero, ma ha anche minacciato simili interventi in altri paesi
(Colombia, Messico, per ora…), come se l’intera America latina fosse il cortile
di casa sua. E non si è fatto scrupolo di dirlo chiaramente: le Americhe
sono sotto il controllo degli USA, che sono lo Stato militarmente più forte non
solo dell’occidente, ma dell’intero pianeta. A dimostrazione di questa
verità ora pretende l’annessione della
Groenlandia, poi, immagino, toccherà al Canada. Come non riconoscere in
tutto ciò la volontà spudorata, senza veli, di far valere la legge del più
forte? Si tratta dello stesso atteggiamento del Marchese del Grillo, quando rispondeva, con parole rozze ma
ben comprensibili, a chi gli chiedeva il perché di una prepotenza: “Perché
io so’ io, e voi non siete un cazzo”.
Ma queste parole non
sono che la versione popolare e comica
di una tragica realtà, riconosciuta agli albori della nostra civiltà da Tucidide, quando riporta, nella
sua opera sulla guerra del Peloponneso, il “dialogo terribile” (così lo chiama Nietzsche) fra gli ambasciatori ateniesi e i governanti dell’isola di
Melo. Questi ultimi vorrebbero restare neutrali in quella guerra che
vede lo scontro micidiale fra Atene e Sparta. Gli ambasciatori ateniesi invece
pretendono la sottomissione dell’isola, e lo dicono senza giri di parole, senza alcuna giustificazione di ordine
giuridico, politico, militare, economico e tanto meno morale; dicono
semplicemente e chiaramente che giustizia
e diritto valgono fra uguali che dispongono di pari forze, altrimenti “chi è più forte esige quanto è possibile e
chi è più debole acconsente”; e nemmeno serve ai Melii appellarsi alla
giustizia divina, giacché gli dei stessi
avallano la legge del più forte, una legge – concludono gli Ateniesi - “di cui ci serviamo senza averla istituita noi
per primi, ma perché l’abbiamo ricevuta già esistente e la lasceremo valida per
tutta l’eternità, certi che voi e altri vi sareste comportati nello stesso modo
se vi foste trovati padroni della nostra stessa potenza”.
I Melii non vollero cedere e subirono una punizione durissima: l’isola fu
messa a ferro e fuoco, gli uomini trucidati, donne e bambini venduti come
schiavi.
Torniamo a noi. Oggi i rapporti fra uguali, che dispongono di pari forze, è fra USA, Cina e Russia. Su tutti gli altri, che non si rassegnino a sottomettersi, incombe la minaccia del destino dei Melii.