mercoledì 7 gennaio 2026

TRUMP, TUCIDIDE E IL MARCHESE DEL GRILLO

Sul diritto internazionale (Trump, Tucidide e il Marchese del Grillo)

Il candidato al premio Nobel per la pace, D. Trump, dimostrando disprezzo per il diritto internazionale, per la Carta delle Nazioni Unite e per ogni altra conquista del progresso civile, non solo ha ordinato il rapimento del presidente di uno Stato straniero, ma ha anche minacciato simili interventi in altri paesi (Colombia, Messico, per ora…), come se l’intera America latina fosse il cortile di casa sua. E non si è fatto scrupolo di dirlo chiaramente: le Americhe sono sotto il controllo degli USA, che sono lo Stato militarmente più forte non solo dell’occidente, ma dell’intero pianeta. A dimostrazione di questa verità ora pretende l’annessione della Groenlandia, poi, immagino, toccherà al Canada. Come non riconoscere in tutto ciò la volontà spudorata, senza veli, di far valere la legge del più forte? Si tratta dello stesso atteggiamento del Marchese del Grillo, quando rispondeva, con parole rozze ma ben comprensibili, a chi gli chiedeva il perché di una prepotenza: “Perché io so’ io, e voi non siete un cazzo”.

Ma queste parole non sono che la versione popolare e comica di una tragica realtà, riconosciuta agli albori della nostra civiltà da Tucidide, quando riporta, nella sua opera sulla guerra del Peloponneso, il “dialogo terribile” (così lo chiama Nietzsche) fra gli ambasciatori ateniesi e i governanti dell’isola di Melo. Questi ultimi vorrebbero restare neutrali in quella guerra che vede lo scontro micidiale fra Atene e Sparta. Gli ambasciatori ateniesi invece pretendono la sottomissione dell’isola, e lo dicono senza giri di parole, senza alcuna giustificazione di ordine giuridico, politico, militare, economico e tanto meno morale; dicono semplicemente e chiaramente che giustizia e diritto valgono fra uguali che dispongono di pari forze, altrimenti chi è più forte esige quanto è possibile e chi è più debole acconsente”; e nemmeno serve ai Melii appellarsi alla giustizia divina, giacché gli dei stessi avallano la legge del più forte, una legge – concludono gli Ateniesi -  “di cui ci serviamo senza averla istituita noi per primi, ma perché l’abbiamo ricevuta già esistente e la lasceremo valida per tutta l’eternità, certi che voi e altri vi sareste comportati nello stesso modo se vi foste trovati padroni della nostra stessa potenza”. I Melii non vollero cedere e subirono una punizione durissima: l’isola fu messa a ferro e fuoco, gli uomini trucidati, donne e bambini venduti come schiavi.

Torniamo a noi. Oggi i rapporti fra uguali, che dispongono di pari forze, è fra USA, Cina e Russia. Su tutti gli altri, che non si rassegnino a sottomettersi, incombe la minaccia del destino dei Melii.